ARGOMENTI TRATTATI:
1) Ingerenza della farmacia sul trattamento del paziente.
1) Ingerenza della farmacia sul trattamento del paziente.
Vorrei segnalare un fatto che considero grave e sul quale richiamare l'attenzione della Direzione Aziendale e del Dipartimento Ospedaliero ed anche a questo punto della Magistratura.
Il principale impegno professionale del Medico è quello di fare DIAGNOSI E TERAPIA, questo fin dal tempo della medicina greca anzi sembra fin dal tempo della medicina egizia.
La terapia consiste di farmaci e/o di procedure che sono stabilizzate dallo stato dell'arte rispetto alle singole patologie o attraverso trials randomizzati multicentrici prospettici, o attraverso studi clinici in vivo ed in vitro o anche attraverso consuetudini consolidate , è sempre e comunque il giudizio clinico su quel singolo paziente o su quel gruppo di pazienti ovvero il giudizio del medico o dei medici a decidere la terapia ed il medico ad esserne responsabile di fronte alla propria coscienza , di fronte ai suoi pari , di fronte al consorzio umano ovvero di fronte alla legge .
Sappiamo che in tempi di risorse limitate ( ma anche di risorse sprecate) il giudizio clinico deve tener conto anche del rapporto costo/beneficio o meglio ancora costo /utilità di quel particolare farmaco usato entro il contesto di una terapia, ma si presume che un bravo professionista medico sappia fare questa operazione , ma soprattutto si pretende che un bravo professionista medico sappia fare del suo meglio sulla terapia , sapendo appropriatamente e con specifiche motivazioni definire una terapia. In buona sostanza un medico deve saper fare una terapia aggiornata, nell'interesse del suo paziente che conosce a fondo , che cura, ne deve essere responsabile e deve essere chiamato a renderne conto anche in termini di motivazioni all'uso (letteratura, valore intrinseco della stessa -impact factor delle riviste che la pubblicano etc) ed anche in termini di costi o meglio ancora di rapporto tra costi ed utilità o benefici.
Ora in questa nostra strana Azienda che sempre di più assomiglia ad una Kolkoz di quelle descritte dai films di Konchialovskj, accade che la attività principale di un medico non possa essere svolta perché sui farmaci è Signore il Farmacista. Come dire qualcuno ha il fucile ma le pallottole le tiene un altro. Mi spiego . Ma ormai questa esemplificazione che andrà a fare purtroppo si reitera al punto di una necessaria monitorizzazione e di un primo "grido" di allarme. Per alcuni pazienti critici che hanno gravi problemi di insufficienza intestinale e che non possono essere nutriti per via enterale chiedo che mi sia acquistato in un piccolo ordine e per altro nominativo un farmaco che si chiama GLAMIN e che non è altro che glutamina solubile che può quindi essere iniettata per via parenterale e che come una enorme letteratura ormai attesta è un aminoacido fondamentale per la ricostruzione degli enterociti.
Primo stop la FARMACIA DEL PRESIDIO . Il Dottor Sirna è però facilmente raggiungibile perché sta nel presidio , non è lui che viene a chiedermi quali siano le motivazioni, sono io a spiegargliele ma questo mi pare giusto anche se tutti dovrebbero fare la loro parte ed i farmacisti non dovrebbero fare solo gli economi o i magazzinieri ma qualche volta anche i farmacologi e , per essere clinici, discutere con il Medico. Ma il Dottor Sirna è una persona intelligente ed anche sa stare al suo posto, è in breve un ottimo collaboratore, si convince ma deve mandare la richiesta al CAPO KOLKOZ delle Farmacie che è il Dottor Donati Cori . Si perché in questa Azienda bisogna fare tutte le scalette, si parla di budget, ma sulla testa abbiamo i macigni e le mani sono legate.
Allora un pomeriggio alzo il telefono ed il Dottor Sirna mi dice : " Spiacente Tulli per la Glutamina il Dottor Donati Cori ha bloccato la richiesta". Fine del messaggio. Non una nota scritta, non una spiegazione.
E poi quale autorità, mi chiedo, quale autorevolezza ha il dottor Donati Cori di non farmi somministrare al Signor X o al Signor Z da me conosciuto, da me curato, sotto la mia responsabilità, un farmaco?
Il Dottor Donati Cori potrebbe rispondere che il farmaco non è nel prontuario , ed infatti esso è stato chiesto come quantitativo limitato ad personam e con relazione di accompagnamento e nel frattempo fatta richiesta per essere discusso per il suo ingresso nel PTO e quindi raccolta tutta la documentazione. Per altro tutto questo dopo aver saputo che il farmaco è stato acquistato con gli stessi criteri, ad Arezzo, a Pisa, a Livorno, ed in altre città.
Personalmente denuncio questo comportamento del Dottor Donati Cori e chiedo una riunione del Dipartimento Ospedaliero dove siano dettate delle regole di protezione della attività terapeutica dalla ingerenza di chi non è chiamato a decidere sulle terapie ma solo a testimoniare dei trattamenti somministrati di cui i medici sono responsabili. Personalmente non ho problemi a discutere in sede di PTO la bontà o meno di un farmaco perché non esiste un solo Defensor fidei . Quelli che sono preparati professionalmente leggono , si aggiornano , studiano, conoscono, sanno ben dire quando un farmaco è utile o no. E poi Il Dottor Donati Cori non è a capo di un KGB che deve andare alla caccia delle malefatte dei medici con le Companies . Sono quasi trent'anni che esercito una professione in un settore assai tecnologico , spinto verso devices e farmaci avveniristici, con case mix complessi , non mi sono arricchito, non sono mai andato a farmi massaggiare all'isola di Bali. Ho invece talora usato i soldi delle Companies per fare un aggiornamento che certamente la struttura pubblica non sarebbe stata in grado di garantirmi , aggiornamenti tutti pubblicamente segnalati in modo che qualsiasi direttore generale o amministrativo o magistrato potesse leggere se alla "sponsorizzazione" potesse corrispondere un'impennata nei consumi. E' necessario smetterla di esercitare questo controllo vessatorio , pensare che siamo tutti dei delinquenti che il fine è quello di imbrogliare. Sono un professionista il mio fine è quello di diagnosticare e curare un paziente critico ovvero un paziente con altissima probabilità di morire per una disfunzione/i d'organo/i voglio poter discutere con il collega Farmacista le mie necessita sui farmaci non essere interdetto nella mia attività dalla "presunzione" del Farmacista Allora mi chiedo anche , a che cosa dobbiamo arrivare? Al fatto che con certi farmaci si può curare solo chi se li può procurare? Dobbiamo chiedere alle famiglie i soldi per comprare un farmaco? Allora in una Azienda sana deve esistere un Comitato dei Farmaci che discute in modo approfondito e completo e non solo in termini economici se introdurre il farmaco nel prontuario per l'uso ( ed io dico sempre in modo motivato, ed anche cosa invece che non si fa, in modo controllato, ovvero controllato nella specificità e nel suo timing e nei dosaggi e nel monitoraggio degli stessi) , in una Azienda sana deve esistere il FARMACOLOGO che è sinergetico con il MEDICO con lo stesso fine di curare al meglio il paziente che sempre e comunque è curato da quel medico e che sempre e comunque è sotto la responsabilità di quel medico. E deve anche esistere un agile Comitato Etico che possa decidere su casi singoli o per gruppi ma in fretta , non un Comitato Etico Giurassico e quindi inutile perché fossile.
In una Azienda sana quando un farmaco non é nel prontuario deve poter essere acquistato in piccoli lotti in economia, ad personam con relazione di accompagnamento sotto la responsabilità di quel medico che l'ha prescritto . Anzi il Farmacista deve essere contento di questo perché questo vuol dire conoscere, esercitare un controllo sperimentale sul farmaco stesso oltre che di letteratura, aprire una prima seria discussione.
Allora chiedo alla Magistratura ed alla Direzione Aziendale di richiamare il Dottor Donati Cori a fare il suo lavoro, ovvero a stare al suo posto, collaborare, non impedire il lavoro medico ospedaliero ( si ospedaliero perché lo spreco dei farmaci da parte della medicina generica, il vero grosso spreco dei farmaci pur visto, pur esaminato quello non si tocca perché è in mano ad una forte lobby ), non avere atteggiamenti preconcetti , non nutrire sospetti o ingenerare sospetti, e soprattutto non avere velleità di Inquisitore. I Capi Kolkoz , i Capi Condominio si pensavano finiti dopo la caduta del muro di Berlino , invece sono vivi e vegeti, sono tutti rifugiati nelle Aziende USL di questa povera Italia dove nessuno sa stare al suo posto e tutti ambiscono al timone anche se non hanno studiato per farlo .Finiranno per andare sulle secche.
GIORGIO TULLI 23.04.1997 gtulli@anicusgd.org